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Psicomotricità Funzionale il valore di una scienza

luglio 12, 2018
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Lo studio di Jean Le Boulch a Dinard

Lo studio di Jean Le Boulch a Dinard

Il valore del contributo scientifico di Jean Le Boulch ci giunge da due voci autorevoli della psicomotricità, Andrée Magre e Johan Destrooper. Essi, nel libro L“educazione psicomotoria” pubblicato nelle edizioni Paoline nel 1978, aprono con un paragrafo dal titolo “L’approccio scientifico dell’educazione fisica” in cui emerge l’apprezzamento del grande maestro per aver messo in discussione il «meccanicismo» di una educazione fisica orientata a perpetuare il dualismo corpo-spirito, le tecniche della ginnastica correttiva fossilizzata sull’esclusiva  forma e precisione del movimento, e i sistemi derivati, le incertezze e i tanti errori a cui si stava assistendo a quell’epoca.  Il Le Boulch promuove e difende la concezione scientifica dell’educazione mediante il movimento, studi e sperimentazioni che espone in numerosi articoli della rivista Les Cahiers scientifiques de l’éducation physique, e nella prestigiosa opera L‘éducation par le mouvement: la psychocinétique (Paris, Editions Sociales Francaises, 1966).  Un «metodo generale di educazione che utilizza come materiale pedagogico il movimento umano in tutte le sue forme» dando origine ad una psicomotricità sostenuta ed orientata alla psicopedagogia.  Il metodo di Jean Le Boulch, dal carattere scientifico, orientato su nuovi principi, ha avuto notevole rilevanza nel mondo dell’educazione fisica ed influito sui metodi di rieducazione motoria preesistenti. Le basi scientifiche e i principi di una educazione attraverso il movimento che egli propone a seguito di una lunga sperimentazione sono raccolti nel suo metodo di pedagogia attiva che si fonda sulla psicologia unitaria della persona e tiene conto del contributo di varie scienze, pedagogiche, neuropsicologiche, psicofisiologiche e  psicologiche, convinto degli effetti di una «strutturazione reciproca» che può scaturire dall’esperienza vissuta in dinamica relazionale. Andrée Magre e Johan Destrooper, esaltano di Jean Le Boulch lo studio sulle attenzioni poliedriche  rivolte alla persona, le nozioni di corpo proprio, di disponibilità corporea, di strutturazione spazio-temporale, di schema corporeo o immagine del corpo «considerato come un’intuizione d’insieme o una conoscenza immediata che abbiamo del nostro corpo in posizione statica o in movimento…, questa nozione è al centro del sentimento di disponibilità che abbiamo del nostro corpo e al centro della relazione vissuta universo-soggetto».  La ricerca di una disponibilità corporea, premessa per l’attuazione di diverse esperienze capaci di sviluppare e potenziare l’organizzazione percettiva, gli apprendimenti motori, come pure di tutta l’attività relazionale e affettiva; favorire il rinforzo e l’orientamento della schema corporeo, l’educazione dell’atteggiamento e dell’ equilibrio. Si tratta di un’educazione di base, che si propone di sviluppare le qualità fondamentali dell’essere e di migliorare l’adattamento dell’uomo al suo ambiente, di influire sui diversi comportamenti umani, specie sugli apprendimenti scolastici e sugli apprendimenti professionali. Le sue ricerche non si fermano qui e, dopo questo grande successo, Jean Le Boulch si interessa alla “scienza del movimento umano” che riuscirà a consolidare in una pubblicazione dal titolo: Vers une science du mouvement humain, apparsa nelle Editions Sociales Francaise (1971).  La scienza del movimento umano, dichiara lo stesso Le Boulch, deve crearsi un procedimento proprio in funzione del suo oggetto particolare. E questo oggetto particolare, o piuttosto questo obiettivo, è la disponibilità corporea come condizione dell’essere al mondo e dei suoi poteri sul mondo.  Jean Le Boulch, dicono Magre e Destrooper, “studia il significato del movimento nei comportamenti umani e le particolarità del movimento umano, completa i suoi lavori precedenti sull’acquisizione delle prassi: coordinazione e adattamento dei movimenti in vista della realizzazione di un progetto, e sul problema dell’apprendimento motorio, che considera come un apprendimento intelligente con programmazione cosciente”.  Jean Le Boulch, in armonia con la psicologia attuale, afferma che, nella presenza al mondo, il corpo è il riferimento permanente e che, di conseguenza, l’educazione dell’essere attraverso il suo corpo costituisce la chiave di volta di ogni vera azione educativa. Ha così inizio per il Le Boulch il fermento verso lo studio del movimento partendo da un punto di vista globale, considerandolo come una delle dimensioni della condotta e come uno degli aspetti del comportamento, che lo avvierà ad abbozzare prima e definire poi, i criteri che sostanziano la Psicomotricità Funzionale e la scuola che ha voluto fondare a Firenze.

Marta Mani

 


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