Lo psicomotricista funzionale

La psicomotricità funzionale, disciplina e metodologia nata grazie a Jean Le Boulch, che ha preso avvio dalla psicocinetica, è intesa come una pedagogia del movimento, rivolta alla persona e non al malato, non al sintomo o alla difficoltà specifica, educativa e non terapeutica, che mira allo sviluppo dell’individuo nel rispetto delle più diverse peculiarità con cui essa si testimonia.

Lo psicomotricista funzionale è uno specialista che, formatosi alla Scuola “Jean Le Boulch”, attua interventi educativi in aiuto a soggetti di ogni età nel rispetto della sua disciplina. Lo psicomotricista funzionale nel corso della sua formazione in una Scuola unica nel mondo, apprende il rispetto di un orientamento pedagogico, dei bisogni educativi e delle reali esigenze dell’individuo nella sua globalità e intende soddisfarli attivando motivazione e intenzionalità, affidati ad un movimento che ritiene efficace, adatto a quella determinata persona in quel particolare momento.

Il rispetto della globalità e dell’unità psicofisica dell’individuo obbliga questo specialista ad integrare ed armonizzare gli aspetti emotivi con quelli funzionali, ad incidere per mezzo del corpo sulla personalità, a legare l’inconscio alla dimensione energetica del comportamento. Un educare il corpo attraverso il movimento, migliorare per vie elettive atteggiamenti e comportamenti utili per un esprimersi e un comunicare efficace e testimoniale di sé, per aiutare la persona a gestire e modulare un’espressività in relazione alle emozioni e alle tensioni, fino ad acquisire una conoscenza di se stessi ed una disponibilità affine alle competenze operative.

Lo psicomotricista funzionale è formato per accogliere e accompagnare, è capace di lasciare alla persona la libertà di esprimersi e di sostenerla nel suo agire sia dal punto di vista dei movimenti che del linguaggio (“non possiamo permetterci di dividere il movimento dal linguaggio, dobbiamo partire dal soggetto e dai suoi reali problemi e non da un programma prestabilito che non ne tiene conto” [Le Boulch, UPD]) e sviluppare valide relazioni con l’ambiente affidandosi al metodo e alle tecniche psicomotorio funzionali.

Il programma della Scuola è articolato in modo da garantire allo psicomotricista funzionale in formazione l’acquisizione di conoscenze e abilità per svolgere in maniera autentica la propria professione, come è richiesto dall’art. 3 dello Statuto dell’ASPIF (Associazione Psicomotricisti Funzionali). Quello dello psicomotricista funzionale è un percorso formativo che include incontri in aula e in atelier, performance tecnico-professionali, preparazione di ausili, partecipazione ad iniziative scientifico-culturali, compilazione e discussione di una tesi finale.

La formazione si caratterizza in tre aree: teorica, tecnica e personale. L’area teorica comprende i principi scientifici della psicomotricità funzionale con solidi contributi della neuropsichiatria, della psichiatria, della neurofisioanatomia, della kinesiologia, della psicologia e della pedagogia. L’area tecnica include tecniche distensivo-corporee, psicomusica, language danse, coreografia corporea, psicomotricità funzionale in acqua e analisi delle performance tecnico-professionali. L’area personale richiede esperienze in dinamica cinesico-gestuale, dinamiche relazionali e tonematica comunicazionale.

Tale formazione dimostra in termini oggettivi come la psicomotricità funzionale si affidi alla pluridisciplinarietà e garantisca allo psicomotricista funzionale di aver ben definito e fatto propri i principi teorici e gli intenti operativi del metodo.

La formazione in atelier richiede di vivere le funzioni intero ed esterocettive, il controllo tonico e posturale, di sperimentare aggiustamenti globali e, con programmazione mentale, di arricchire l’espressività corporea, la disponibilità ad adattamenti relazionali e all’ascolto dei bisogni emotivi e affettivi della persona; un iter formativo a cui concorrono anche esperienze in acqua. Lo psicomotricista funzionale deve partecipare le tecniche di rilassamento e saper leggere la funzione di interiorizzazione, di percezione globale e segmentaria del proprio corpo, fare esperienze di controllo tonico in movimento con giochi di espressione libera e di aggiustamento nello spazio, di aggiustamento posturale, di equilibrio e di coordinazione dinamica generale, da cui deriva un maggiore controllo energetico.
Nell’organizzazione generale del lavoro che facciamo insieme in psicomotricità funzionale sapete che insistiamo molto sul legame costante che c’è fra teoria e pratica: è importante che ogni volta si sia in grado di riuscire a elaborare un lavoro pratico sulla base di principi teorici, per sapere quali sono le finalità dell’attività proposta. Il lavoro pratico consiste nel fare gli esercizi nel miglior modo possibile, ma la cosa importante è riuscire a realizzare personalmente i problemi che ogni esercizio o situazione pratica vi pone, a fare una specie di analisi funzionale su voi stessi per resistere alla naturale tentazione di considerare l’esercizio o la situazione pratica come qualcosa che deve avere un fine per forza, uno scopo; quando si considera un esercizio come qualcosa avente uno scopo di per se stesso, si ricade negli errori della pedagogia tradizionale che considera importante imparare a fare un determinato movimento e ritiene di aver raggiunto il risultato solo quando il soggetto ha acquisito una determinata condizione. Per noi lo scopo, ormai lo sapete, non è quello di insegnare un determinato movimento a una persona, bensì di far sì che essa faccia proprie quelle funzioni che, una volta attivate, potranno risultarle utili anche in altre situazioni. Quindi ritorno al diverso lavoro fatto insieme, quello che dovrete fare dal punto di vista personale è analizzare lo sforzo che siete costretti a fare in una determinata situazione (Le Boulch, UPD).
Lo psicomotricista funzionale deve dunque vivere e partecipare attivamente le tecniche esplorative e stimolatorie, così da garantirsi una seria abilità per intervenire adeguatamente con progetti d’intervento finalizzati, convenienti ai bisogni educativi dell’individuo in base alla concezione funzionale dell’educazione intesa come sviluppo della persona per mezzo del movimento.

Questo specialista ha il compito di eseguire uno studio sistemico sul programma e sulla cronologia dello sviluppo del soggetto a partire dal suo concepimento, su quell’“attività funzionale” che tiene conto dei fattori di variabilità e che impone all’organismo di adattarsi in ogni momento a tutto ciò che è imprevedibile nell’ambiente, attraverso il processo di aggiustamento. Egli si impegna a comprendere come intervenire perché ciò che è potenziale possa diventare reale e la persona segnata dall’evolversi del sistema nel tempo possa adattarsi alle interrelazioni con proprie caratteristiche, con identità e autonomia personale e sociale.

Quella dello psicomotricista funzionale è una professionalità che permette di attualizzare il sapere e il saper fare acquisito con soggetti differenti e in diversi ambiti tra cui asili nido, scuole di ogni ordine e grado, organizzazioni educative extrascolastiche, penitenziari, reparti ospedalieri ed ogni spazio operativo in cui si trova ragione di favorire nella persona un armonico sviluppo, prevenire difficoltà relazionali e incoraggiare gli apprendimenti.

La disciplina e la metodologia dello psicomotricista funzionale hanno lo scopo di aiutare il soggetto a scoprire le proprie risorse, a riconiugarsi alla spontaneità e allo spirito d’iniziativa, e alle funzioni di prontezza e di aggiustamento. Un’educazione efficace delle funzioni, integrata da abilità nell’accoglienza e nell’accompagnamento, che corrisponde al carattere operativo ed affettivo del movimento, la cui espressività diventa comunicazione testimone di ciò che il corpo sente e partecipa.

Tratto da: Pesci, G. (2011). La psicomotricità funzionale-Scienza e metodologia. Roma. Armando Editore.

Join our
mailing list

to stay up date

Please enter a valid e-mail