Sistemi e funzioni in Psicomotricità Funzionale

di Guido Pesci

La Psicomotricità Funzionale considera l’organismo un sistema in cui ognuno degli elementi è in interrelazione con gli altri e la modifica di uno di essi provoca inevitabilmente una variazione di tutto l’insieme. Come sappiamo esistono diversi tipi di sistema, il sistema fisico, il sistema solare, il sistema organico di cui la cellula è l’apparato più semplice al cui interno è presente la prefigurazione dell’insieme del sistema organico e l’organismo è la struttura dell’insieme di sottosistemi che ne fanno parte. Il sistema nervoso ne dà conferma, esso corrisponde ad una organizzazione gerarchica ordinata su tre livelli, come recentemente ha confermato P. D. Mac Lean nella sua opera  A triune  concept  of the brain and behaviour (I tre cervelli dell’uomo) (MacLeane, 1973), il livello corticale con le due strutture neocorteccia e strutture limbiche, il livello dei nuclei grigi centrali, parte intermediaria che corrisponde all’insieme del midollo e del tronco cerebrale e infine il cervelletto, la parte più inferiore e antica che comprende il paleo-cervelletto, il verme e il lobo flocculo-nodulare, la cui attività è collegata all’attività riflessa. Tale parte rappresenta l’elemento di coordinazione dei riflessi ed è a questo primo livello che si struttura lo schema corporeo incosciente.

Questi sistemi e organismi caratterizzano la vita dell’uomo in ogni occasione in cui si trova a confrontarsi e stabilire rapporti con altri e diversi sistemi, gruppi, famiglia, persone, oggetti originando, in base agli stimoli ricevuti, altrettante relazioni.

Il ragionamento di tipo sistemico richiede di considerare la molteplicità delle strutture e delle funzioni, l’inter-funzionalità e l’interrelazione delle diverse manifestazioni, e si differenzia da quei modelli che studiano il movimento per definire l’intelligenza o al contrario studiano l’intelligenza per definire l’attività motoria e traducono il comportamento in termini meccanici e associazionistici.

L’insieme delle funzioni psicomotorie operative ed energetiche messe in gioco dall’organismo che interagisce con l’esterno, illustra la stretta relazione d’interdipendenza che le unisce in forma indissociabile.

Jean Le Boulch distingue, tra le funzioni operative, la funzione di aggiustamento, la funzione senso-percettiva e la funzione di interiorizzazione.

Alla funzione di aggiustamento attribuisce il meccanismo di regolazione che consente alla persona di adattare la propria azione agli stimoli ricevuti dall’ambiente. È una funzione che si organizza inizialmente con strutture riflesse, poi con l’evolversi della maturità neurologica garantita da “tentativi ed errori”, passa da uno stato di impulsività ad uno controllato. Quel controllo tonico derivato da informazioni propriocettive e consolidato da risposte senso-motorie e percettivo-motorie da cui dipendono la presa di coscienza del corpo, l’acquisizione e interiorizzazione dello schema corporeo e ogni possibile programmazione cosciente dei movimenti attivati in maniera intenzionale.

La funzione senso-percettiva garantisce l’interpretazione e la fissazione delle stimolazioni esterne ed interne che giungono al soggetto.

Il Quadro delle funzioni energetico-affettive richiede l’analisi dell’aspetto relazionale o psico-affettivo (fuori di me) del soggetto, di come percepisce l’ambiente esterno e interagisce con esso. Tali funzioni corrispondono all’attività del sistema reticolare con i suoi fasci attivatori ed inibitori, ossia a quelle manifestazioni corporee (tono di base) e mentali (funzione di veglia) che sono il motore di tutte le azioni che alimentano volontà e intenzione originando la motivazione. È una spinta legata alle esperienze che producono emozioni ed è corrispondente ad un equilibrio energetico che dipende dall’attività reticolare e dalle esperienze relazionali della persona rispetto al suo ambiente.

Nell’interazione persona-ambiente, i bisogni primari dell’organismo sono modulati dall’ipotalamo; la fluttuazione del livello energetico, legata alla soddisfazione e alla non soddisfazione è valutata dalle strutture limbiche più arcaiche e i bisogni riguardanti le relazioni sociali, dall’ippocampo, che riceve informazioni dalle strutture limbiche più evolute. Al cingolo, che definisce le attitudini affettive e le caratteristiche emotive della persona, spetta la supervisione dell’attività limbica. L’attività del sistema reticolare è rivolta alla vita di relazione, all’insieme dell’attività organica, interpreta l’attività tonica della muscolatura striata e liscia e l’attività viscerale, nutrizionale e sessuale. I fasci attivatori e inibitori si rappresentano nel tono, quello stato di tensione che permette al corpo di mantenere un assetto e una postura, di comunicare per mezzo di un dialogo tonico e mimico, di modulare nello scambio ogni variazione con cui si manifesta il valore affettivo e di modellare ogni atteggiamento emozionale che si riflette sulle esperienze relazionali.

Quelle energetico-affettive sono dunque funzioni indissociabili, in cui la relazione fra il tono e la vita affettiva assume un ruolo centrale che si concretizza con la disponibilità del soggetto espressa dalla funzione di veglia, la funzione, tra quelle energetico-affettive, che, dopo la nascita, essendo influenzata dalle esperienze di relazione positive con l’ambiente, diviene supporto e promotrice di apertura, interesse, motivazione e intenzionalità, nonché origine di tutte le forme di attenzione-vigilanza.

Se, al contrario, l’ambiente è poco favorevole o addirittura ostile, dominato da attitudini affettive negative ed incapace di “innescare” l’attivazione della funzione di veglia, impedisce nel soggetto l’apertura fino a provocarne la chiusura in un proprio universo.

La soglia di veglia è il limite entro cui l’attenzione, e perciò la disponibilità a cogliere i dati forniti dall’ambiente, si situa nel binomio tono muscolare-posturale e tono-corticale dato dalle cellule del reticolare, che hanno due collegamenti, uno verso la corteccia e l’altro alla periferia, ai muscoli; al tono che cresce corrisponde un’attività corticale che aumenta, al tono in riduzione un’attività corticale che diminuisce e perciò la funzione energetico-affettiva sarà leggibile dalla condotta.

Il livello energetico diviene così dipendente da tutte le esperienze affettive, positive o meno, dando vita ad una diversione affettiva che, per la legge di concordanza tra l’attività motoria e il tono, influenza tutti gli elementi deputati al potenziamento dell’attenzione.

La Psicomotricità Funzionale, che considera l’organismo un sistema in cui ognuno degli elementi è in interrelazione con gli altri, per tradurre dalla fitta rete delle funzioni ogni elemento rappresentativo di abilità e disponibilità di adattamento all’ambiente e ogni stato di limitazione e di bisogno, si espone ad una analisi assai complessa che, sulla base della conoscenza delle varie tappe evolutive, ne esamina e approfondisce i processi mentali, la struttura dell’organismo e del comportamento, la qualità della risposta agli stimoli, la condotta, l’intenzionalità che conduce all’azione, ogni complessità e varietà dei rapporti che aprono al mondo.

È quindi una scienza che non si limita allo studio esclusivo del movimento, ma ne dà significato integrandolo allo sviluppo funzionale biologico, neurologico, relazionale e psico-affettivo in stretta connessione con le attività agite; indispensabili presupposti su cui confidare per garantire un intervento adeguato, che già fin dalla nascita può assicurare lo sviluppo funzionale della personalità.

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