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Aggiustamento alla musica

maggio 3, 2019
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danza ok

Aggiustarsi alla musica significa che, a partire da un supporto musicale proposto, il soggetto deve poter improvvisare una risposta motoria a sua scelta. Questa situazione pone analogamente, sul piano corporeo, lo stesso problema dell’adattamento ad una situazione concreta riservando la possibilità di una risposta personale. In effetti, un corpo disponibile si lascia trasportare dal flusso musicale senza alcuno sforzo cosciente, a condizione che il ritmo del tema sia sufficientemente marcato, ovverosia che la successione ordinata dei tempi accentati e non accentati risulti sufficientemente pregnante. In tal caso, il trattamento dell’informazione sonora al secondo livello di integrazione (non cosciente), comporterà, attraverso il fenomeno di sincronizzazione senso-motoria, una modulazione del tono accordato con il tema sonoro. Lo sforzo di attenzione del soggetto per facilitare la sincronizzazione, non deve concentrarsi sulla musica, ma sulle proprie sensazioni corporee collegate alle variazioni toniche. Questo sforzo consolida il gioco della funzione dell’interiorizzazione ed una volta garantito l‘accordo corpo-musica, l’accento potrà cadere sulla dimensione espressiva del movimento.

Il movimento danzato è importante in quanto il peso della realtà si fa sentire solo attraverso il necessario rispetto delle regole temporali a cui segue la sensibilità musicale necessaria da sviluppare da cui dipende la risonanza affettiva che si esprime attraverso la variabilità delle risposte corporee in funzione della diversità dei temi. Il processo mentale messo in gioco rimane a livello di una coscienza vaga, ma è soprattutto la risonanza della musica, a seconda del suo carattere più ritmico o più melodico sulle modulazioni del tono, a provocare le reazioni affettive. A seconda della personalità e dell’età del soggetto, il processo può essere inverso: in entrambi i casi, tuttavia, affettività e tono  rappresentano i due versanti, l’uno psichico e l’altro corporeo di uno stesso fenomeno.

Il tipo di lavoro svolto su una base musicale come quello descritto, favorisce il passaggio dalla semplice coscienza diffusa delle proprie sensazioni corporee verso sensazioni più fini ma sempre globali, collegate alle variazioni di tono indotte dalla musica stessa. È la scoperta di un corpo energetico e non più semplicemente operativo, in cui la presa di coscienza non si definisce in termini di localizzazione, ma in termini di aumento, alleggerimento e spostamento dell’energia. (Jean Le Boulch, Muovement et développement de la personne, Vigot, Paris 1995, pag. 278. Traduzione di Guido Pesci).

 

Guido Pesci


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