Gestione della violenza nella scuola secondaria

La ricerca-azione in Psicomotricità Funzionale® si propone di sviluppare, nella scuola e in sinergia con il personale docente, un progetto di intervento rivolto agli adolescenti. Lo scopo operativo di questo intervento è riequilibrare la funzione tonicoemotiva dei giovani che presentano difficoltà:
– nella intenzionalità e nella presa di iniziativa nell’azione (condotte perturbate, manifestate da passività da un lato e impulsività dall’altro);
– nella funzione di veglia e in diversi aspetti della vigilanza (comprese le acquisizioni cognitive);
– nelle attitudini affettive di collaborazione e rapporti con gli altri;
– nell’attitudine al controllo della funzione energetica, in particolare durante le situazioni di stress.
In altri termini l’obiettivo di questo intervento è fare in modo che i giovani che partecipano a questo progetto (ri)trovino i mezzi per gestire le proprie dinamiche emozionali e relazionali e, pertanto, di liberarsi dalle tensioni interne che bloccano le loro facoltà di apprendimento e di adattamento.
Allo scopo di non stigmatizzare gli adolescenti in difficoltà l’intervento psicomotorio funzionale utilizza il supporto espressivo dell’arte drammatica.

Descrizione del progetto psicomotorio funzionale
Il progetto è stato ideato e sviluppato in Belgio nel 1995 da Jean Le Boulch nella sua qualità di Directeur scientifique de l’Ecole de Psychomotricité Fonctionnel de Florence (ISFAR) e implementato in più occasioni negli anni successivi in istituti scolastici italiani sotto la sua supervisione o condotto sotto la direzione responsabile di uno Psicomotricista Funzionale® appositamente formato e certificato ISFAR.

Analisi psicomotoria funzionale
La funzione tonico-emozionale è alla base delle interazioni del nostro organismo con il suo ambiente e, quindi, dell’organizzazione delle sue condotte derivante dalle attività del sistema neuro-modulatore, questa funzione è psicomotoria funzionale in quanto è sia corporea che mentale. Le sue attività sono strettamente correlate alle esperienze relazionali vissute nella modalità della dipendenza, della sottomissione e, peggio ancora, del maltrattamento.
Sul piano psicologico, la Psicomotricità Funzionale® si riferisce, tra gli altri, ad Alfred Adler, che considera i disturbi comportamentali come il risultato di una fuga davanti ad un problema sociale, “in conseguenza un’espansione del senso sociale ne assicura la sua profilassi e la condizione della sua guarigione”.
L’accento viene quindi posto sull’iniziativa e sull’importanza della fiducia in sé nell’azione. Al contrario, il sentimento di inferiorità porta o alla passività o alla tendenza alla compensazione, che il più delle volte si esprime in modo aggressivo.
Sul piano neurologico, il lavoro di Laborit su “Inhibition of action” completa e chiarisce i concetti sviluppati da Adler. Essi fungono da base di riferimento per la ricerca-azione qui proposta e sviluppata dopo una necessaria sperimentazione nelle scuole. La scuola vi gioca un ruolo centrale perché è un luogo fra i più privilegiati per lavorare sul sistema neuro-modulatore poiché la situazione della scuola è analoga alla situazione sociale per quanto riguarda i rapporti che si instaurano tra l’adulto e l’adolescente. Questa analogia ha per corollario il fatto che attraverso i rapporti tra docenti e studenti, questi ultimi verranno a conoscenza della loro dipendenza o della loro autonomia.
Per quanto riguarda il comportamento abusivo lo studio nella prospettiva neuro-psicologica mostra che la sensazione di impotenza globalmente avvertita dalla persona attraverso la risultate delle sue interazioni con l’ambiente perturba le attività del suo sistema neuro-modulatorio, ciò che va a provocare un disequilibrio a livello della funzione tonico-emozionale e modifica le relazioni che la persona instaura con il suo ambiente

Metodologia dell’intervento
Generalmente, la metodologia sviluppata nella Psicomotricità Funzionale® offre un’educazione corporea centrata sullo sviluppo della persona nella sua globalità cognitiva, emotiva e relazionale. Essa presenta un approccio educativo che può incoraggiare gli educatori a rompere con le vecchie tradizioni di un’educazione puramente istruttiva, e a scoprire che attraverso dei supporti educativi che utilizzano altri messaggi che il linguaggio verbale, cioè a dire gesti, gli atteggiamenti e la qualità dei movimenti, è possibile garantire un reale sviluppo del sentimento sociale.
La pratica psicomotoria funzionale si è ampiamente sviluppata in ciò che concerne l’intervento educativo con la prima infanzia (istruzione di base). Lo stesso non è stato riguardo all’intervento psicomotorio funzionale con gli adolescenti. Questo è un approccio molto specifico che richiede un modus operandi particolare, nel senso che deve tener conto dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo specifico dei giovani di età compresa tra 12 e 18 anni. Gli adolescenti hanno un ventaglio di motivazioni e di comportamenti appresi molto più estesi rispetto alla prima infanzia: le esperienze affettive e relazionali hanno un impatto molto più importante sul loro modo di essere e di agire che non hanno i bambini in età compresa tra 0 e 6 anni.
I disturbi comportamentali delle persone sono per lo più il risultato delle esperienze emotive e devono necessariamente essere affrontate nella loro dimensione psico-affettiva. E la pubertà è lo stadio di sviluppo durante la quale la sensibilità dei giovani, concernente l’affermazione della propria identità psico-affettiva è più acuta.
Affrontare questa dimensione attraverso un intervento psicomotorio funzionale, soprattutto nelle sue dinamiche corporee e relazionali, è un approccio che richiede competenze specifiche.
La pratica deve essere guidata da obiettivi chiari e precisi e questi devono essere in grado di riferirsi ai tratti comportamentali specifici di ciascuna personalità, nel rispetto di tutte le individualità. Di conseguenza, l’intervento psicomotorio funzionale con degli adolescenti implica l’utilizzo di uno strumento “multitaches”, nel senso che deve permettere di realizzare simultaneamente gli obiettivi seguenti:
– identificare i tratti comportamentali individuali;
– determinare con precisione gli obiettivi operazionali dell’intervento;
– tradurre direttamente questi obiettivi in termini psicomotorio funzionali al fine di poter definire una pratica di intervento che permette di affrontare concretamente le dinamiche psico-affettive e relazionali degli adolescenti.

Il metodo impiegato comprende tre assi operativi principali:
a) Osservazione e annotazione delle qualità motorie che animano la dinamica dei movimenti effettuati da una persona.
b) Elaborazione delle variabili raccolte per identificare le caratteristiche psicomotorie funzionali dominanti della persona osservata. Questa elaborazione permette di raccogliere delle indicazioni precise sull’auto-organizzazione del comportamento osservato, incentrato – ad esempio – sulla variabilità (quindi del grado di resistenza al cambiamento) o sull’identificazione delle attitudini interne che sono all’origine dello squilibrio della funzione tonico-emozionale.
c) Identificazione dei tratti psicomotorio funzionali sui quali avviare l’intervento che generi un cambiamento osservabile.
Questi tratti psicomotorio funzionali sono ripresi sotto forma di qualità motorie direttamente integrabili nella pratica corporea.
Per ciò che concerne gli obiettivi del Progetto, i cambiamenti riguarderanno così tanto la capacità di apprendimento degli studenti che le loro attitudini sociali di cooperazione e di relazione con gli altri, in termini direttamente osservabili dagli insegnanti.

Supporto all’intervento
Dato il ruolo preponderante della scuola come luogo di apprendimento dell’autonomia del giovane e il rapporto analogico tra la situazione scolastica e la situazione sociale, la Psicomotricità Funzionale® adatta le sue azioni in modo che possano essere integrate nelle attività scolastiche.
Sapendo che questo intervento è rivolto alle dinamiche corporee e psico-affettive dei giovani, sono possibili due tipi di supporti:
– Essere operativi, questo supporto riguarda principalmente l’educazione motoria focalizzata sullo sviluppo complessivo della personalità (cognitivo-emotivo-relazionale).
– Essere espressivi, questo supporto riguarda principalmente la gestione delle dinamiche emozionali (disinibizione e assertività) attraverso l’espressione corporea e relazionale. Nell’ambito di un intervento psicomotorio funzionale rivolto ad adolescenti con esperienze traumatiche delle relazioni interpersonali, questo supporto sarà privilegiato.
L’intervento psicomotorio funzionale è educativo, nel senso che analizza e definisce con chiarezza gli obiettivi intermediari e operazionali al termine dei quali gli adolescenti avranno imparato a gestire le proprie dinamiche emotive e relazionali.
Poiché si adatta ad un approccio didattico centrato sull’acquisizione di un saper-essere il supporto per questo intervento deve avere una struttura interna che gli permetta di integrarsi in un processo educativo con obiettivi precisi e progressivi.
Il supporto espressivo scelto per il Progetto è l’arte drammatica, che per vari motivi si inserisce perfettamente negli obiettivi dell’intervento psicomotorio funzionale:
– La persona e la personalità dell’attore sono interamente coinvolte nel gioco teatrale: il personaggio messo in scena può esprimersi solo attraverso il corpo e le emozioni che interpreta.
– Le situazioni messe in scena possono evolvere solo se esiste una relazione (azione reazione) tra i diversi attori.
– La drammatizzazione di situazioni difficili (violenza, aggressione, ecc.), che costituiscono la vita quotidiana dei giovani presi di mira, consente loro di prendere le distanze da questa esperienza e di considerarla da una prospettiva radicalmente diversa.
– Lo scopo dell’opera teatrale, lo spettacolo, permette a questi giovani di rientrare nella dinamica progettuale.

Descrizione del Progetto teatrale
Dato il quadro in cui si svolge il Progetto (ambiente pedagogico) e la varietà di studenti che partecipano, è necessario definire una forma di spettacolo teatrale che possa offrire, attraverso la sua tecnica, punti di riferimento precisi pur consentendo una grande libertà di espressione per i commedianti-attori.
Per soddisfare queste condizioni e gli obiettivi dell’intervento psicomotorio funzionale è stato ritenuto adeguato affidarsi allo spettacolo della Commedia dell’Arte.
Cos’è uno spettacolo di Commedia dell’arte?
È un’improvvisazione di una storia in precedenza scritta su un canovaccio. Questa improvvisazione non può che concretizzarsi in uno spettacolo in osservanza alle regole del gioco acquisite dall’insieme del gruppo.
L’obiettivo di questo lavoro è di piazzare i giovani attori al centro dello spettacolo che richiede poca scenografia o effetti speciali. Lo spettacolo della Commedia dell’arte esiste solo attraverso la qualità della recitazione, il che significa che è essenziale che i giovani recitino. Questa caratteristica rafforza la complementarietà tra il lavoro teatrale e il lavoro psicomotorio funzionale: gli effetti di questa stretta interazione si manifesteranno chiaramente sulla scena.
Il lavoro teatrale sarà composto da due moduli soddisfatti secondo l’evoluzione e la dinamica del gruppo:
1) Regole del gioco
2) Improvvisazione e creazione.

Regole del gioco
Tutti i lavori di gruppo richiedono regole essenziali per la realizzazione di un progetto comune. Nel caso di adolescenti traumatizzati e destrutturati a seguito di un’esperienza di maltrattamento (violenza, sradicamento sociale e culturale, ecc.), è necessario proporre loro spunti di gioco affinché possano esprimersi insieme e liberamente.
Le regole della Commedia dell’arte si basano essenzialmente su due assi:

a)Il tipo (o personaggio)
La Commedia dell’arte offre una panoplia di personaggi che hanno tra loro un rapporto gerarchico. Inoltre, ogni personaggio è un tipo identificabile dal suo movimento nello spazio, dai suoi gesti, dal suo modo di parlare, dalla sua maschera.
Nella Commedia dell’arte nessun ruolo è assegnato in via definitiva.
Ogni attore deve saper interpretare almeno due ruoli.
b)La relazione del gioco triangolare
La rappresentazione della Commedia dell’arte si svolge in un rapporto triangolare interattivo. L’attore A si ascolta (tecnica della maschera neutra) e recita, recita, per un pubblico che lo ascolta. Attraverso le loro reazioni e l’ascolto attivo, il pubblico sostiene l’attore. L’attore B è il terzo polo della dinamica.
Esempio di interazione: l’attore A invia a B che riceve e poi offre la sua emozione al pubblico. Questo rifocalizza il suo ascolto su B che invia a A, o a D, o a E, ecc. Se prendiamo il gioco di un rapporto violento tra A e B, il rivolgersi di B al pubblico comporta una drammatizzazione della violenza e quindi una sua riappropriazione da parte degli attori.

Improvvisazione e creazione
a)Improvvisazione
Con spirito giocoso, il gruppo sarà portato ad improvvisare determinate situazioni tenendo conto delle regole del gioco acquisite.
Useremo diverse forme di linguaggi:
– Linguaggio verbale.
– Linguaggio musicale, principalmente percussioni.
– Linguaggio del corpo: acrobazie e danza.

b)Creazione
A seconda del risultato delle improvvisazioni, certe proposte saranno utilizzate per costituire i diversi canovacci su cui si baseranno gli spettacoli della Commedia dell’arte
Gli attori dovranno memorizzare questa struttura e potranno ripeterla fino a farla diventare un solido supporto da recitare liberamente.

Valutazione del Progetto
Questo Progetto si svolge nell’ambito di una ricerca-azione finalizzata a definire e strutturare delle modalità d’intervento efficaci per prevenire e gestire la violenza nelle scuole o istituti di istruzione secondaria. Pertanto, la descrizione e la valutazione tanto dell’evoluzione concreta di questa azione che dei suoi risultati (espressi in termini di comportamenti osservabili) consentirà di adeguare costantemente il significato e i contenuti di questo progetto educativo.
La valutazione permetterà di sapere in che misura tutti gli obiettivi sono stati raggiunti:
– gli obiettivi della scuola, relativi all’acquisizione di conoscenze e capacità relazionali centrate sull’apprendimento e sull’integrazione di giovani che vivono o hanno vissuto situazioni traumatiche;
– obiettivi psicomotorio funzionali, relativi all’acquisizione di life skills incentrate sulla gestione, da parte dei giovani, delle proprie dinamiche emotive e relazionali;
– obiettivi teatrali, relativi all’acquisizione di abilità e conoscenze relazionali centrate sull’espressione di sé attraverso il gioco dell’attore nonché sulla progettazione e presentazione di uno spettacolo.
Poiché l’obiettivo generale dell’azione educativa è la modifica del comportamento individuale, includendo sia il know-how  che il know-how dell’adolescente, la valutazione del progetto pilota sarà effettuata a tre livelli:

  1. Valutazione personale dei giovani: cosa hanno acquisito ciascuno?
    Quanto sono cambiate le loro dinamiche emotive e relazionali? Quanto sono soddisfatti della loro performance di recitazione nella situazione scenica? In che misura si sentono (ri)diventati attori della propria vita?
  2. Valutazione da parte degli insegnanti: quali cambiamenti hanno osservato nel comportamento dei propri studenti, sia in termini di attitudini sociali, di cooperazione e relazione con gli altri che di risultati scolastici?
  3. Quali modifiche dovrebbero essere apportate alla pratica di intervento al fine di aumentarne l’efficacia?

Al termine dell’esperienza progettuale verrà redatto un rapporto dettagliato sui risultati raggiunti da inviare alle diverse istituzioni direttamente interessate dalla sua attuazione.

 

* Progetto UPD ISFAR