Il movimento in stazione eretta

George Demeny sostiene che i movimenti si traducono per la loro forma, direzione e velocità. La forma del movimento è determinata dalla traiettoria descritta da un punto del corpo e può essere a volte curva, piana e qualche volta con una linea retta con arresto e ritorno. Questo è il moto alternativo del va e vieni, avanti e indietro, come il movimento dell’archetto o della sega. Essa è frequentemente concava sinistra a forma di curva o di un arco o ancora una curva serpentina o una curva ondulata. Può anche essere una curva chiusa di figura circolare, ovale o ellittica, ad otto, o una spirale sviluppata verso destra, o verso sinistra e con raggio variabile. Con ciò appare che anche il Demeny voglia sostenere che il movimento confligga con staticità mentre egli dà prova della complessità del movimento durante quello che viene comunemente appellato come staticità in stazione eretta e si oppone al significato che l’apparato muscolare, formato da tessuto striato, unitamente all’apparato scheletrico composto da ossa, compongono una struttura del nostro corpo preposta alla condizione eretta e al movimento. La stazione eretta è movimento e di ciò ne dà prova proprio Demeny che rileva come sia difficile trovare una definita stazione poiché essa chiede di evitare i due eccessi contrari: la rigidità e la morbidezza e questo è uno sforzo prodotto per evitare l’inarcamento della schiena, l’appiattimento del torace, l’inarcamento esagerato dei reni, o meglio ancora della regione lombare, la prominenza dello stomaco, la cattiva posizione della testa, e correggere la rettilineità delle gambe e l’apertura dei piedi. E la stazione eretta, se trovata, deve essere mantenuta, e ciò richiede comunque la necessità di fare uno sforzo per stare bene in quella posizione, un lavoro ricco che implica un costante movimento. Anche se ci appoggiamo ad una parte verticale, afferma Demeny, contro la quale poggiare collo, spalle, glutei e talloni, cancellando la pancia e riducendo lo spazio tra la parete e la regione lombare, ciò non annulla il movimento. La stessa cosa accade quando la posizione è in stazione eretta con testa dritta, gli occhi fissi davanti a sé, le spalle arretrate, senza essere sollevate, il petto sporgente, i piedi aperti con talloni uniti e braccia pendenti naturalmente lungo il corpo, le mani semiaperte, le palme leggermente rivolte in avanti e l’angolo dei piedi di circa 60 gradi, il movimento è sostenuto da una respirazione libera e profonda.
La genialità, le intuizioni e la ricerca di George Demeny ben inducono ad impegnativi approfondimenti.