La Psicomotricità Funzionale in aiuto alla “variEtà“ dell’uomo

Sono Psicomotricista Funzionale da diversi anni ed oggi sono ad esporvi come, da viaggiatore di questa mia professione, ho potuto rispondere a chi si è affidato a me e ha percorso questo stesso cammino altrettanto da viaggiatore verso una meta voluta da entrambi, il cambiamento. Ognuno di noi, professionista in aiuto alla persona, ha un intento comune sia per l’incipit del proprio lavoro sia per la finalità: cioè tutti partiamo dallo stesso elemento, la persona che chiede aiuto, e tutti arriviamo alla stessa destinazione, o comunque vorremmo arrivarci: l’efficacia dell’aiuto. Ma la cosa che ci differenzia e ci distingue è la nostra identità professionale caratterizzata dai mezzi che si utilizzano. Mezzi che poggiano sulle basi di una scienza, ciascuno la sua.

La Psicomotricità Funzionale (Pesci, 2011; 2012), è la scienza che per formazione mi appartiene, scienza originata da Jean le Boulch, è scienza di esperienza che dà significato allo sviluppo funzionale in stretta connessione con il movimento, all’aspetto relazionale e all’evoluzione affettiva, tenendo conto del principio di educazione ed evoluzione globale dell’uomo nell’ottica di una continuità, cioè offre in ogni momento della vita l’occasione di rintracciare risorse per riattivare tutto quel bagaglio funzionale corrispondente alla fitta rete delle funzioni biologiche, neurologiche e affettive intessute dall’intenzionalità e dalla condotta, che sono presenti in una persona non solo ad ogni età, ma anche per ogni caratteristica del proprio essere.

Jean Le Boulch (Pesci, 2011; 2012) a proposito della sua disciplina disse che “…è un procedimento globale che ha come base gli sforzi di aggiustamento motorio del soggetto chiamato a risolvere il problema in base ad una certa situazione, contribuendo all’organizzazione della condotta dell’atteggiamento umano, sia che essa sia strumentale o mentale poiché supporto dell’azione è sempre la motricità…”.

E di interventi in aiuto basati sulla Psicomotricità Funzionale si avvale questo mio contributo. Da quando ho iniziato, mi sono trovato impegnato in un lavoro multiforme e assai ricco di sfaccettature, rivolto alle varietà dell’uomo, quelle “variEtà” oggetto della mia relazione e presupposto della scienza che mi supporta, varietà che mi hanno obbligato ad essere sempre e costantemente pronto ad assumere plasticità e modalità di accomodamento adeguate alle età che via via incontravo e alle varietà intese come differenze nei bisogni delle persone che chiedevano il mio aiuto. Differenze che ho meglio conosciuto quando il mio intervento si è caratterizzato in contesti specifici del territorio in cui vivo e lavoro, il territorio fiorentino e dell’alto Mugello come ad esempio un Asilo nido privato nel comune di Campi Bisenzio, un’Associazione per disabili nel comune di Scarperia, una Scuola primaria statale nel comune di Fiesole e un intervento a domicilio.

Al Nido

Si tratta di un progetto specifico rivolto ad una bambina di anni 4 con una certificazione rilasciata dal Servizio di Neuropsichiatria di “Ritardo psicomotorio di grado moderato con caratteristiche di tipo atassico con ipoplasia ponto cerebellare di tipo 2 a cui si associano disabilità intellettiva di grado lieve, importante ritardo linguistico espressivo e microcrania assoluta acquisita”, per cui i genitori, in accordo con gli educatori del nido, hanno voluto un intervento proprio dello Psicomotricista Funzionale realizzabile all’interno del nido in una condizione di incontri individuali alternati a momenti di scambio con piccoli gruppi con, al massimo, 3 bambini.

Ho potuto scegliere all’interno della struttura uno spazio limitato e ristretto con solamente un grande tappeto e dei cuscini, luogo preferito anche perché libero da ostacoli e oggetti che avrebbero potuto suscitare effetti distraenti, e perciò favorente un clima di relazione quanto più naturale e meno artificiosa possibile. Inseguendo i principi della Psicomotricità Funzionale è indispensabile capire quali possono essere gli aspetti relativi al potenziamento delle abilità e rilevare se gli elementi che interagiscono nella crescita si sono ben strutturati o se invece hanno incontrato ostacoli che ne hanno frenato il processo. E questo è ciò che è successo a Maria. Sostanziati di una pratica operativa che garantisce ogni processo di crescita, autentica e mirata ai reali bisogni, occorre dare significato a ciò che emerge dall’analisi dello sviluppo funzionale, biologico e neurologico e affinché si possa garantire un’azione educativa capace di generare stimoli rivolti all’unità, le esperienze devono essere favorite da un clima di piacere, di interesse e di motivazione, in cui il valore della spontaneità, del gioco, della creatività e del desiderio del “fare” garantiscono la promozione dell’impegno e dell’intesa nello scambio.

Già fin dall’Analisi Psicomotoria Funzionale in cui Maria ha strutturato una relazione caratterizzata dalla disponibilità sia all’ambiente che a stare con me, emerge goffaggine nella deambulazione autonoma, nei passaggi posturali effettuati in modo poco fluido e con scarsa capacità organizzativo-spazio-temporale, ma nel muoversi dimostra abilità discriminative ed esplorative. È presente una rigidità del tono di fondo, si dimostra con disponibilità al contatto corporeo-tattile, il linguaggio è limitato alla produzione di sillabe, vocalizzi e fonemi, comunica con il sorriso e con esclamazioni di stupore e meraviglia. Capace di imitare suoni ed espressioni mimiche e gestuali, Maria accoglie con piacere sollecitazioni sensoriali, percettive visivo-tattili e vibratorie sostando a lungo in apertura verso gli stimoli. Grazie a questa disponibilità ho proseguito per ulteriori approfondimenti attraverso precise indicazioni guidate permettendo così di osservare altri aspetti della verifica funzionale. Dopo poco tempo si sono individuati i primi seppur lievi cambiamenti.

La rigidità del tono di fondo si è andata ad attenuare permettendo un miglior stazionamento in equilibrio, rispetto alla sua deambulazione che si presentava con una migliore organizzazione, grazie anche ad un aggiustamento posturale che via via si è andato sempre più perfezionando fino a realizzare perfino occasioni di corsa, un giorno i genitori mi riferiscono che con sorpresa hanno visto Maria che da sola in completa autonomia, provava a stare ferma su di un piede. Una grande conquista.

Sono aumentati i tempi di attenzione/veglia e soprattutto la bambina ha iniziato a pronunciare affermazioni e negazioni contestualizzando il “mio” e l’”io” in relazione a sé, coniugandolo con il dito indice rivolto verso se stessa. Aumentata anche la costanza d’oggetto riscontrabile nella capacità di ricordarsi cosa è suo, cosa ha portato all’asilo e soprattutto nel ritrovare oggetti che posiziona in vari posti. La bimba si è sempre più proposta con iniziative personali di gioco corporeo e imitativo sperimentandosi anche in esperienze nuove mai provate prima. Sono migliorate le abilità prassiche, soprattutto quelle grosso-motorie, diminuita la scialorrea e migliorata la capacità ricettiva. Comprende meglio frasi articolate e ha notevolmente aumentato il suo vocabolario e il suo bagaglio lessicale.

Nell’Associazione

Nel parlarvi di Maria e di tutti i viaggi che mi hanno visto impegnato in prima persona sia come professionista sia come semplice pendolare, perché anche questo fa parte della nostra professione, anche se ho uno mio studio mi trovo spesso a spostarmi sul territorio, trovo immediata l’opportunità di parlarvi di un’altra realtà nella quale sono approdato nel 2013, una piccola associazione del Mugello, fondata e gestita da genitori di ragazzi disabili, con difficoltà di varia natura.

L’Associazione, a seguito dell’interruzione di un intervento realizzato da uno psicomotricista per alcuni anni che, come lui stesso ha dichiarato al Presidente, non aveva più niente da offrire a quei ragazzi ormai non più in “età evolutiva”, cercava accanitamente un altro specialista che però, come mi fu detto: “non abbandoni i bambini/ragazzi al termine dell’età evolutiva”.

Che significa al termine dell’età evolutiva? Ci può essere un termine nell’evoluzione? Mi domando. Mi è stato risposto che i servizi pubblici sul territorio terminano proprio in quel periodo definito tale, per questo non rimangono che poche strutture private.

Quando mi sono presentato ho supportato la tesi secondo cui la nostra scienza ci impone di prendere in considerazione la persona nel continuum di vita, nella sua continua evoluzione, perciò lontani dal criterio di non lavorare su una persona solo perché anagraficamente non rispecchia un canone.

Sappiamo quanto ogni forma di sviluppo sia personale, quanto sia importante prendere in considerazione la persona con le sue difficoltà e soprattutto direi con le sue potenzialità. Fortunatamente la valigia professionale di cui dispongo è ricca di strumenti necessari a rispondere ai bisogni di una persona e non sono deontologicamente chiamato a scelte prettamente di ordine anagrafico.

L’Associazione Delphino è situata nel comune di Scarperia del Mugello per soggetti di varie età (dai 2 ai 40 anni), ed ha sede presso una ampia ludoteca con spazi propri, in cui vengono realizzati quotidianamente dei laboratori tra cui quello di Psicomotricità Funzionale su singoli e su gruppi, e in questa occasione vi riferisco dell’intervento realizzato con due fratelli gemelli di 35 anni, Aurelio e Mario, nati ambedue con “Cerebrolesione congenita da sofferenza ipossica neonatale con esiti neurologici permanenti (paraparesi spastica, ridotta abilità manuale, deficit cognitivo di grado moderato)”. L’intervento è stato realizzato tenendo conto dell’individualità, per cui ognuno dei due soggetti ha seguito un progetto proprio, differente per i diversi stati di bisogno, perché seppur gemelli e con similitudini presenti, si è reso necessaria la diversificazione il più possibile.

Mario e Aurelio hanno acquisito il linguaggio verbale, non sono deambulanti per cui necessitano di dispositivo mobile su ruote, frequentano l’associazione quasi quotidianamente, vivono in casa con i genitori e sono in grado di compiere semplici atti per l’autonomia quotidiana. Per le disarmonie e i disordini che presentano, è stato necessario creare opportunità di stimolo e promuovere esperienze volte ad una percezione corporea e una conoscenza di sé, gli obiettivi perseguiti sono stati a vantaggio del riequilibrio del tono muscolare, della maturazione senso-percettiva e propriocettiva, l’adattabilità allo stazionamento in asse, l’abilità cinestetica e organizzativo-corporea, l’organizzazione respiratoria, di cui sono state realizzate esperienze per armonizzare il flusso tonematico e l’espressione verbale.

L’integrazione tonica si è appellata ad effetti contrattivi e decontrattivi muscolari offerti per mezzo di trazioni e spinte, derivate dal metodo Jacobson e finalizzate ad un abbattimento tensionale e ad una percezione corporea; un’evoluzione propriocettiva adatta a originare la conoscenza di sé promossa anche dalle mobilizzazioni passive derivate dal metodo Wintrebert, che consente oltre ad un riequilibrio tonico, l’occasione di percepire la corporeità.

Le abilità organizzativo-corporee ed espressivo-tonematiche hanno necessitato di esperienze graduali nelle assunzioni di posture, movimenti settoriali e globali, gesti e coordinazioni motorie, rafforzamenti e riequilibri del controllo tonico, respiratorio e della modulazione vocale. Per sviluppare una conoscenza segmentaria e gestuale è stato tenuto conto dei suggerimenti del metodo Orlic, che attraverso una educazione gestuale si promuove di sviluppare un processo organizzativo-motorio.

È questa l’occasione per mezzo della quale si può favorire la conquista di una abilità progressiva degli apprendimenti motori seppur limitati, associati alla simbolizzazione verbale, alla percezione dello spazio e alla strutturazione dello schema corporeo sempre più presente e completo. Perciò ogni esperienza ha garantito l’occasione di vivere in ognuno di loro, secondo propria natura, una diversa ed equilibrata distribuzione tonica che ha consentito maggior padronanza organizzativa e rappresentativa di sé.

Nella scuola

I postulati della Psicomotricità Funzionale sostanziano un patrimonio scientifico idoneo anche a originare nella scuola situazioni motivazionali capaci di sollecitare interessi negli apprendimenti evitando il più possibile insegnamenti condotti con criteri sovrastrutturali.

Il progetto “Creativamente movi-apprendi-menti” è stato realizzato presso una Scuola primaria del comune di Fiesole sulle classi quarte e quinte, richiesto per favorire nei bambini lo sviluppo di abilità perfezionanti, necessarie per migliorare il bagaglio apprenditivo e relazionale.

Il progetto è stato condotto all’interno di una palestra, ambiente adatto a inseguire una ampia prassi metodologica, ricca di un ventaglio di strategie pratiche che permettono di arricchire nei bambini la consapevolezza del corpo attraverso il movimento e poter sviluppare quelle capacità di comunicare in uno stato di sicurezza, con diversi linguaggi e differenti processi espressivo-comunicazionali. Ciò si rende indispensabile nella scuola, specie per vincere stati di insufficienza, disordini, impacci, inibizioni e disagi. Il bambino, troverà nelle attività motorie, richieste in Psicomotricità Funzionale e vissute in un clima di piacere, sicurezza e motivazione, quell’efficienza ed efficacia con cui concretizzare perfezionamenti e consolidamenti di competenze, di soluzioni, di autentici risultati e sentimenti di stabilità emotiva.

Per mezzo delle esperienze attive si stimolano diverse dimensioni in un sistema articolato di feedback, in cui razionalità, emotività, socialità, creatività e corporeità si integrano per il nutrimento dell’apparato sensoriale, cognitivo e motorio finalizzato all’apprendimento di cui ogni atto di conoscenza ne rafforza la matrice. Un apprendimento che non passa da vie direttive ed istruttive, la Psicomotricità Funzionale non “spiega” cosa si deve fare in una certa situazione, ma consente di attivarsi per appropriarsi delle conoscenze provenienti da sé e dall’esterno impegnando tutte le proprie abilità, fisiche e cognitive, relazionali e sociali, sviluppando così l’intenzionalità che consente di scoprire qualcosa da sé e lasciando libertà nella condizione di scelta, quella considerata più adeguata tra le soluzioni possibili. Permettere alla persona di creare, sviluppare e originare un’ampiezza di possibilità di agiti, di conoscenze, di evocazioni, immaginazioni, creazioni, di sentimenti, emozioni, sensazioni e sperimentazioni vuol dire offrirle un modo per sfuggire al rigido controllo, questo è il reale processo apprenditivo che per mezzo del “fare” rende più semplice il fluire delle risposte e la scoperta di alternative creative, che coinvolgendo in modo totale, corpo, emozioni, mente e sistema energetico, è garanzia certa di autentica crescita.

A domicilio

Infine vorrei concludere parlandovi di una nuova sfida, come vi accennavo all’inizio un intervento a domicilio, si tratta di uno splendido bambino Luigi di 2 anni con una malattia neuromuscolare, per cui obbligato a stazionare a letto. Ho conosciuto Luigi da sole tre settimane e ancora una volta mi trovo all’ inizio di un altro viaggio insieme alla mia fidata valigia.

Valigia che proprio in questa occasione essendo nel primo momento di Analisi Psicomotoria Funzionale ho dovuto rivedere sotto molti aspetti togliendo alcuni elementi di prassi operativa ormai acquisita e aggiungendone altri di nuovi. Valigia che sono convinto, in questa occasione più che mai, non dovrà e non potrà mai ritenersi chiusa e completa.

Lapo Zoccolini

BIBLIOGRAFIA

Pesci, G. (2011). La Psicomotricità Funzionale: scienza e metodologia. Roma: Armando.

Pesci, G. (2012). Teoria e pratica della Psicomotricità Funzionale: a scuola con Jean Le Boulch. Roma: Armando.

(Da Rivista Nuovi Orizzonti, Anno IX° – n. 18 Luglio-Dicembre 2017, pagG. 24-27)

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