In un battito di ali

di Sara Solinas
Psicomotricista Funzionale®

Occhi negli occhi, il primo incontro

Gabriele fu diagnosticato come un disturbo del neurosviluppo e rientrava in un quadro dello spettro autistico. Quando osservai per la prima volta il suo corpo distolsi l’attenzione da questa etichetta diagnostica. Aveva all’epoca due anni, ma era più grande per la sua età. Si poteva rilevare una forte ipotonia globale e generalizzata, uno scarso controllo degli arti superiori e inferiori, del tronco e del collo che non gli permettevano un movimento fluido, organizzato, variabile e complesso per poter incidere sull’ambiente in modo funzionale, in più una postura inadeguata che non gli consentiva di portare attenzione, dirigere e mantenere lo sguardo proteso verso l’ambiente esterno.

Fisicamente presentava appoggio del piede valgo pronato bilateralmente con la punta verso l’esterno, ginocchia valghe, brevità del tendine di Achille, muscoli ischiocrurali che unito all’ipotonia generalizzata, gli impediva di alzarsi, sedersi su una sedia o in terra in modo autonomo, si lasciava cadere e “mugugnava” per essere portato su, in camminata strisciava i piedi per terra ed era impossibilitato a fare anche il più semplice scalino. Appariva un bambino letargico. La sua difficoltà ad entrare in relazione con l’altro era anche ostacolata da apparenti black out, Gabriele sembrava si spegnesse improvvisamente. Le mie osservazioni trovarono riscontro nelle successive indagini redatte dal centro specializzato che rilevarono una rara malattia genetica, la Sindrome di Klinefelter, e la presenza di epilessia con assenze generalizzata. Gabriele dirigeva l’attenzione e la ricerca dell’altro in modo discontinuo, erano presenti delle reazioni di evitamento che producevano un’intermittenza nel contatto oculare. Riscontrai che l’importante ipotonia e le difficoltà motorie creavano delle compensazioni sulla postura, inficiando l’inseguimento visivo e la visione centrale. Questa sembrava migliorare quando gli stimoli erano in posizione prossimale centrale e statica, con accompagnamento verbale e una considerevole comunicazione mimico gestuale. Gabriele combatte tutt’ora la gravità e l’equilibrio risulta precario. Ho potuto osservare difficoltà di estensione in posizione prona e eretta con crollo dei muscoli estensori, una scarsa stabilità e reattività dei muscoli del core, da cui dipende l’efficienza e l’efficacia statica e dinamica del corpo umano che produce instabilità del tronco, con difficoltà di allineamento del capo e scarsa estensione antigravitazionale.

La grave ipotonia non gli permetteva di entrare in contatto col suo corpo, una mancata consapevolezza degli assi corporei era osservabile nell’inefficienza dell’uso dei due emisomi con impatto negativo nella modulazione del movimento e scarsa organizzazione dello spazio in quanto non delineati i confini tra sé e gli altri.

L’ipotonia, la scarsa consapevolezza corporea e le difficoltà posturali ostacolavano l’uso dello spazio e della pianificazione dell’azione, infatti erano osservabili programmazioni di azioni semplici di causa effetto con comunicazione intraemisferica forte e gioco ripetitivo.

L’uso del canale gestuale era molto povero, per lo più era presente un uso strumentale del corpo della mamma per raggiungere obiettivi e soddisfare bisogni.

Il suono della voce per Gabriele era regolatorio, anche se non sempre si poteva evidenziare una risposta allo stimolo, inoltre le difficoltà motorie e l’ipotonia ostacolavano e esercitavano un forte ritardo delineato da lentezza della risposta allo stimolo (delay di risposta).

L’uso degli oggetti era improprio e afinalistico; lanciava seduto a terra gli oggetti al muro. Dovevo sostenerlo nel gioco e dotare di senso quel gesto, quell’azione apparentemente priva di significato. Ebbi l’intuizione di ridurre lo spazio di azione ponendogli frontalmente un cesto vuoto per fargli fare canestro. Il primo oggetto cadde dentro il cesto e Gabriele per la prima volta mi guardò dritto negli occhi, la sua veglia si accese. Ci siamo sintonizzati, occhi negli occhi, in relazione. Ebbe una reazione di compiacimento facendo svolazzare le mani e gli avambracci avanti e indietro, mi prese la mano per dirigerla nuovamente verso l’oggetto per fare canestro insieme a lui. Avevo dato significato alla sua azione.

Riflessioni

Mi chiedevo dove si è arrestato il sviluppo? Quante tappe evolutive dovevano ripercorrere? Quali erano i suoi punti di forza per alimentare la sua veglia, la sua apertura relazionale, nutrire la sua funzione energetica affettiva, motivazione e intenzionalità ad agire e interagire. In base al suo profilo sensoriale quali erano i sensi da sostenere e poter integrare per conoscere il mondo e differenziarsi da esso?

I sensi ricercati da Gabriele sono il canale propriocettivo, tattile e vestibolare col supporto uditivo. L’integrazione di questi sensi sostengono Gabriele nell’attivazione e nel mantenimento della veglia e in una maggiore organizzazione del movimento inteso come spinta all’azione.

Il punto di partenza era poter lavorare sul tono, rinforzare la muscolatura per potersi muovere, per esplorare l’ambiente e iniziare a dargli la possibilità di percepire il suo corpo come agente all’interno dell’ambiente e della relazione per esprimere bisogni e necessità.

Dovevo coinvolgere Gabriele nello scoprire insieme nuove interazioni piacevoli, aumentare o diminuire le richieste per sostenere connessioni significative e supportare il giusto livello di veglia lavorando sul tono all’interno di uno spazio personale, per agevolarlo nella conoscenza di quello peripersonale. Offrire, dunque, l’opportunità di percepirsi, di riconoscere il suo corpo come un’entità separata dal mondo esterno al fine di sollecitare gli atti motori intenzionali e interattivi. Generare, così, l’inizio del processo evolutivo di un sé intersoggettivo connotato da nuova consapevolezza corporea in relazione con l’altro e con sé stesso.

Per fare ciò dovevo seguire l’iniziativa di Gabriele e la sua motivazione, rispondere in maniera efficace alle sue aperture utilizzando una massiccia co-regolazione con supporto sensoriale in interazioni reciproche con ritmo adeguato. Favorire una maggiore espansione relazionale e motoria per dare prevedibilità e anticipazione degli eventi fornendo un significativo supporto alle sue abilità motorie. Portare attenzione e rispetto per le sue segnalazioni, le sue caratteristiche individuali, i suoi tempi di risposta alle stimolazioni e i suoi tempi di organizzazione dell’azione intenzionale.

Stare in ascolto e attendere. Un viaggio all’insegna della lentezza, aspettare Gabriele senza anticipare le sue risposte, in modo che fosse lui, sempre, il vero agente della relazione.

Allestimento dello spazio esperienziale e relazionale

Lo spazio deve essere poco caotico e ordinato per supportare le capacità discriminative e relazionali. Per consentirgli di ampliare il suo spazio d’azione lo spazio deve essere di supporto alle difficoltà motorie e posturali per appoggio e ancoraggio, per acquisire, prima in modalità passiva con la mia guida e poi attiva, una nuova capacità di adattamento e strategie funzionali per muoversi in autonomia nello spazio.

Per sostenere la scarsa percezione del suo corpo e quindi la capacità di localizzare il suo corpo nello spazio e percepire le distanze tra il suo corpo e gli oggetti, necessità di punti di riferimento: pavimento, materassi, spalliera e il mio corpo.

Lo spazio, dunque, deve essere circoscritto, in cui il corpo può muoversi in un’area ristretta con oggetti e persone statici pronti a variare la velocità e l’intensità in base alle segnalazioni di Gabriele, per cambiare il ritmo dell’interazione e l’esplorazione dello spazio.

Sensorialità, co-regolazione, disponibilità, condivisione dell’attenzione: relazione!

È molto faticoso attivare la veglia di Gabriele, in quanto necessita di importanti stimolazioni ed è connotata in lui da forte labilità e intermittenza.

Ciò che permette a Gabriele di mantenere alta la veglia per modulare il tono e l’attenzione intesa come disponibilità relazionale, è un setting con gestione dello spazio prossimale e personale, con elevate ma modulate sollecitazioni e supporto sensoriale calibrato in intensità e quantità, uniti ad un’alta affettività, forte espressività e mimica facciale con modulazione della voce.

Ma quale quantità e qualità degli stimoli è necessario utilizzare e integrare per raggiungere e mantenere attiva e regolata la sua veglia e il giusto tono, per nutrire la funzione energetico affettiva, promuovere la relazione e l’attenzione condivisa e i circoli di comunicazione?

La forma vitale del mio corpo, il mio movimento energetico funge da guida fisica e da motore affettivo per nutrire la funzione energetico affettiva, sollecitare, regolare e mantenere la giusta veglia e accrescere una reattività tonico muscolare e articolare tale da permettere a Gabriele di passare da passivo a agente attivo nell’organizzare l’atto motorio.

L’utilizzo di afferenze sensoriali cross modali vestibolare, propriocettivo e tattile (profondo e superficiale) con supporto uditivo, mi permettono di proporre le giuste esperienze riscontrando risposte di apertura, piacere e interesse, manifestate da ritmicità nella segnalazione, risposte intenzionali, ricerca dell’altro e organizzazione dell’atto motorio intenzionale.

In attesa delle segnalazioni e dei ritmi di Gabriele, le stimolazioni cross modali unite all’aumento e variazione dell’affettività per la coregolazione, danno significato e temporalità alle sue azioni, promuovono e sostengono cornici relazionali atte a supportare un buon livello di veglia, nutrono la relazione attraverso l’espansione della condivisione dell’attenzione per aprire circoli di comunicazione, regolarne il flusso, incrementare la reattività e la spinta all’azione attraverso la regolazione del tono.

Con-tatto

Gabriele adora il contatto corporeo, perché attraverso il corpo dell’altro può percepire sé stesso. Il corpo dell’altro è ciò che gli permette di raggiungere una postura atta a guardare il mondo e dirigere il viso e gli occhi verso l’esterno e sé stesso. Il corpo dell’altro è la guida motoria e sensitiva per agire sul mondo e per capirlo, dotarlo di senso. La presenza dell’altro nella co-costruzione dell’esperienza sensomotoria permette a Gabriele di integrare le informazioni sensoriali propriocettive e esterocettive.

In modalità passiva le mie stimolazioni tattili profonde in posizione statica, consistono in compressioni antigravitazionali, quindi dal basso verso l’alto (piede-caviglia-polpaccio-coscia-bacino, tronco), che uniti ad un’alta affettività e al richiamo non verbale per scandire la temporalità dell’azione permettono una maggiore organizzazione di atti motori semplici volontari (gambe su, gambe giù, spingere) o cambi posturali in spazio prossimale.

Le stimolazioni superficiali nel viso consentono invece, una migliore stabilità della funzione visiva promuovendo o prolungando l’aggancio visivo e stabilizzano la veglia e favoriscono la relazione a supporto propriocettivo e vestibolare. È meraviglioso stare occhi negli occhi, spostare il mio viso molto lentamente da un lato all’altro, iniziare a scorgere un processo imitativo del gesto, rispecchiarci nell’emozione e rispondere con sorrisi e vocalizzi, rispondere con tutto il corpo, spostare gli arti superiori e inferiori per raggiungermi, raggiungere il suo “stimolo” affettivo, felici di condividere le vibrazioni emotive della nostra relazione.

Propriocezione e dialogo tonico

Il dialogo tonico (contenimento e contatto corporeo più tonico) con alternanza di movimenti, carezze, abbracci, manipolazioni, permette a Gabriele di ritrovare e sperimentare i propri confini corporei e questo lo sosterrà nell’attivazione del movimento spontaneo.

La mia guida dinamica stimola afferenze propriocettive che supportano una maggiore modulazione tonica, attraverso l’estensione e la flessione delle gambe, scuotere – flettere – stendere le braccia.

Le stimolazioni avvengono inizialmente in modo passivo con movimenti ritmici a tempo per poi promuovere la partecipazione e la spinta all’azione, per sostenere e organizzare successivamente il movimento in modalità attiva.

Muovere su e giù le braccia o le gambe, guidati dal tono del bambino in risposta al mio movimento porta a rallentare o velocizzare il movimento, ma ora è Gabriele che dirige la danza relazionale, enfatizzata e modulata dall’intensità e dalla durata (temporalità) della mia voce dando, così, ritmicità all’interazione.

Queste stimolazioni producono una reattività tonica muscolare atta a organizzare e dirigere una risposta motoria sensoriale inizialmente diretta allo “stimolo” affettivo con spostamento degli arti inferiori e superiori, per poi giungere a una vera azione intenzionale attraverso cambi posturali e spostamenti nello spazio, in uno scambio significativo.

Vestibolare

Lavorare sul canale vestibolare favorisce anche il supporto del sistema visivo di Gabriele e il propriocettivo (modalità passiva e attiva) integrando il tattile profondo o superficiale. Accompagnato da una forte mimica e uso di voce per scandire la temporalità dell’azione lo stimolo vestibolare può essere supportato con diverse modalità.

Alcune volte mi avvalgo solo del mio corpo e del mio movimento, altre volte di oggetti stimolatori come l’altalena di stoffa o palla bobath. È mia responsabilità, in funzione dell’obiettivo e soprattutto della motivazione di Gabriele, scegliere la modalità dell’esperienza sensomotoria. Devo essere molto cauta nel dosare, calibrare e rallentare la quantità e la qualità degli stimoli e anche l’utilizzo degli strumenti di lavoro. Devo porre attenzione alle sue risposte e proporre le sfide motorie e posturali che, se troppo alte o durature, portano effetti di evitamento ed eccessiva stanchezza tali da demotivarlo.

Abbiamo creato tante esperienze che ci hanno permesso inizialmente di lavorare sul riflesso vestibolare che ha facilitato il recupero e stabilizzato la funzione visiva e l’attivazione della veglia di Gabriele. Esperienze, in principio, in spazio personale corpo a corpo successivamente anche in spazio prossimale e peripersonale, con l’ausilio della palla bobath o altalena, queste ultime facilitano la percezione di essere un altro diverso da me, anche perché in assenza Gabriele mostra la tendenza a coinvolgermi nel suo spazio personale.

Nelle esperienze corpo a corpo, pancia su pancia, in posizione seduta, ho prodotto dei piccoli ma veloci movimenti con le mie gambe e il suo corpo appoggiato sul mio petto gli ha permesso di godere delle onde vibratorie della mia voce, iniziando per imitazione a vocalizzare. Parallelamente l’intensità della mia voce scandiva la temporalità del movimento che finiva con caduta nel vuoto tra le mie gambe e perdita di equilibrio. Gabriele avvolto dalle mie braccia rispondeva alle sollecitazioni del riflesso-cado-mi aggrappo, stabilizzava la postura attivando spontaneamente i muscoli del core per ristabilire l’equilibrio, stabilizzando di conseguenza gli occhi e il contatto oculare, rimanendo con me, sintonizzato. Nel lavoro in spazio peripersonale mi sono avvalsa dell’altalena e della palla bobath. Gabriele è agente attivo.

L’oggetto stimolo altalena è maggiormente efficace in stoffa perché crea un oggetto stimolo contenitivo e avvolgente, crea uno spazio che sollecita spontaneamente i sensi propriocettivi, tattile e vestibolare, sostiene la postura per abbassare le sfide posturali che portano ad affaticamento e successive disconnessioni relazionali. Gabriele ricerca l’altalena, ha appreso la sequenza d’azione a lui più funzionale per salire e scendere e apprezza tutte le direzionalità. Si spinge con le braccia o con le punte dei piedi andando a stimolare e rinforzare il tono muscolare degli arti superiori e inferiori e del core che gli permette di stabilizzare tronco e collo e dunque il sistema visivo. Il mio movimento lento e oscillatorio in posizione centrale spinge Gabriele ad inseguire il mio movimento per tempi sempre maggiori. La ripetizione di queste esperienze ha creato anticipazione degli eventi, tale da poter di volta in volta aggiungere delle piccole sfide, come afferrare con le mani, o stringere e tenere tra le ginocchia o le caviglie una palla morbida per lavorare sulla resistenza tonico muscolare. Il consolidarsi di queste esperienze ci ha offerto la possibilità di spostarci nell’altalena senza contenimento posturale, Gabriele mostra una maggiore resistenza tonica e muscolare nel mantenimento della postura, si evidenziano disconnessioni relazionali ma è assai più facile riportarlo all’interno della condivisione dell’esperienza.

La palla bobath in posizione prona, con movimenti in avanti e indietro ha permesso di lavorare oltre che sull’equilibrio, anche sul riflesso di caduta nell’anteporre le mani al suolo e sulla reattività dei muscoli estensori e stabilità dei muscoli del core.

È possibile, così, mantenere l’attenzione condivisa attraverso un’alta affettività manifestata da forte gestualità corporea e con la modulazione verbale e non verbale, in questo modo Gabriele da passivo diventa agente attivo e aumenta l’esplorazione nello spazio.

Udito

Nella nostra professione sappiamo che l’utilizzo di stimoli sonori non verbali con tono variato e buona ritmicità permettono di riempire il nostro spazio di azione scandendo la temporalità dell’azione stessa dando un inizio e una fine e quindi la prevedibilità dell’evento.

Gli stimoli verbali, dunque l’etichetta verbale dell’azione o i riferimenti alle coordinate spaziali o ancora riferite al corpo di Gabriele permettono di dare significato alle azioni, di costruire insieme un vocabolario motorio e spaziale in riferimento al suo corpo, e di creare anticipazione e ripetizione dando un senso condiviso alle nostre esperienze. Inoltre gli stimoli sonori verbali e non verbali uniti alla mia massiccia segnalazione affettiva corporea si rendono necessari per sostenere la veglia, nutrire la funzione energetico affettiva, supportare i circoli di comunicazione e l’attenzione condivisa.

Siamo ancora in viaggio

In questi tre anni con Gabriele abbiamo strutturato esperienze di complessità e difficoltà crescente all’interno di una cornice relazionale significativa e solida che ha permesso di creare un reale apprendimento generalizzabile nei contesti della sua vita.

Siamo viaggiando insieme, stiamo dando significato e un nome all’ambiente per poi trasformare il significato in senso, ponendo l’attenzione sul come si manifestano le cose e modificando lo stato d’animo perché condividiamo quel significato. Ci si sposta all’interno di una posizione esperienziale che coinvolge i sensi e le emozioni.

Il significato del viaggio è soprattutto nel suo percorso, che per entrambi ha una funzione formativa, è cambiamento, trasformazione. Insieme abbiamo scelto di partire aggiustandoci l’un l’altro per conoscere un po’ di più noi stessi, abbiamo scelto una destinazione sconosciuta, selezionato ciò che davvero sarebbe stato funzionale da portare con noi, abbiamo organizzato un itinerario sapendo che sarebbe potuto cambiare in ogni istante. Così l’intervento psicomotorio funzionale cucito su misura per e con Gabriele è il percorso del nostro viaggio, è la forma di movimento che contiene il desiderio di cambiamento, crescita personale, sviluppo e autonomia. È l’inizio del processo evolutivo di un sé intersoggettivo connotato da nuova consapevolezza corporea in relazione con l’altro e con sé stesso, dotato di nuovi aggiustamenti, di azioni finalizzate in relazione con e verso l’altro, capace di un nuovo e funzionale adattamento all’ambiente.

Il carburante per affrontarlo è la nostra relazione, tale da consentire, nel tempo rispetto all’evoluzione individuale di Gabriele, sfide di complessità crescente.

Ogni volta che incontro Gabriele e mi accoglie, guardandomi dritto negli occhi con quello sfarfallio, per me è un onore, è la sua espressione di manifesta gioia di incontrarmi. Con questo battito di ali, Gabriele, mi dà la certezza di valorizzare e potenziare ciò che ha a disposizione, di spiccare insieme il volo e iniziare a vivere inseguendo il suo scopo, ovunque il volo ci conduca con esperienza e la giusta dose di resistenza, così che potremo raggiungere con successo destinazioni che apparivano irraggiungibili.