Basi scientifiche della Psicomotricità Funzionale

piscom_funzionale_bigL’uomo ha da sempre sentito la necessità di trovare dei metodi per mantenere il corpo sano ed efficiente, ciò ha portato, a partire dalla civiltà della paideia ad un confronto serrato fra medici e pedagogisti, che ha provocato il fermento di queste due scienze e l’alternarsi del dominio della ginnastica medica con quello dell’educazione fisica.  Ostilità, opposizioni, divergenze e rivalità in un diversificarsi tra interventi sanitari e interventi pedagogici tesi ad evitare un’attività fisica che sviluppasse soltanto i muscoli con esercizi noiosi. Una conflittualità che non è cessata neanche dopo la nascita e l’impiego della psicomotricità che ha portato innovativi orientamenti, ma, dalla seconda metà del Novecento, anche nuovi contrasti e opposizioni tra diverse concezioni e correnti di pensiero. Alcuni psicomotricisti si sono riuniti in associazioni: alcune miravano all’utilizzo della psicomotricità per interventi di rieducazione, altre ad interventi terapeutici e perfino di psicoterapia, oltre a distinguersi in ragione dell’età dei soggetti con cui lavorare.  A queste diverse matrici di azione e di idee è da aggiungere quella degli psicomotricisti orientati all’educazione, in un periodo in cui Jean Le Boulch proponeva la psicocinetica in alternativa all’educazione fisica, dando concretezza alla sua proposta con la creazione della “scienza del movimento umano”. Una disciplina basata sul principio dell’educazione globale dell’uomo e che si avvale di un metodo pedagogico che ha permesso di allontanarsi da criteri tecnicistici di intervento e da produzioni del corpo umano sottomesse alle leggi del rendimento. Il processo evolutivo di Jean Le Boulch mette in evidenza come questi sia giunto ad elaborare e consolidare le sue nuove idee in diversi e integrativi principi che hanno dato vita alle sue esperienze formative a Firenze. Il processo di crescita e lo sviluppo delle proprie teorie e della propria prassi, raccolte in generazioni di pensiero, hanno confermato sempre più la convergenza degli interessi di Le Boulch verso la psicomotricità, che in seguito diventerà Psicomotricità Funzionale. Questo il “cammino funzionale” che illustra il delinearsi dei postulati che hanno sostanziato la Psicomotricità Funzionale dandole valore di scienza e metodologia a vocazione pedagogica.

LE BOULCH E ESSIEUXL’espansione del grande impegno culturale e scientifico di Jean Le Boulch si è avuta con la Scuola per la Professione di Psicomotricista Funzionale di Firenze che porta il suo nome, in quanto è stata da lui fondata, organizzata e diretta insieme alla sua collaboratrice Renée Essioux; una scuola universalizzata perché unica, che, dopo la sua morte, è stata lasciata in eredità scientifica con atto olografo agli unici didatti in Psicomotricità Funzionale riconosciuti da Le Boulch, i professori Guido Pesci*, Letizia Bulli** e Paola Ricci***, che ne hanno seguito i dettami scritti, integrati dalla personale formazione triennale e da una lunga esperienza al suo fianco. Lo Psicomotricista Funzionale è un professionista che, formatosi alla Scuola “Jean Le Boulch”, ha garanzia di una professionalità riconosciuta dall’ASPIF-Associazione Psicomotricisti Funzionali e tutelata dall’Associazione. Una professionalità che gli permette di attualizzare il sapere e il saper fare acquisito, per aiutare ogni persona a scoprire le proprie risorse, a ritrovare la spontaneità e lo spirito d’iniziativa, le funzioni di prontezza e aggiustamento e ad armonizzare gli aspetti emotivi.

Guido Pesci

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